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| Una Proposta AntiCicap per la metafonia |
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Inizio citando una frase di testata giornalistica di un’intervista al dott. Morocutti del CICAP sulla metafonia pubblicata su Internet dal titolo: “La scienza dice no”. Sotto
titolo: “Marco Morocutti
è esperto Cicap (Comitato italiano controllo delle affermazioni sul
paranormale) per quanto concerne psicofonia e metafonia. Accanto
sulla sinistra dell’intervista la sigla del Cicap, alla fine
dell’articolo si nota il Link per accedere al sito ufficiale del Cicap. La prima forma ideologica di quest’articolo che risalta agli occhi è la dicitura del titolo; “La scienza dice no”. Una intestazione che considera le parole del Dott. Morocutti come l’appellativo della scienza. (insomma, una equivalenza biunivoca tra Morocutti e la Scienza. Morocutti = Scienza - Scienza = Morocutti) In effetti Morocutti è una persona, un ricercatore di una associazione che sostiene un verdetto sulla metafonia. E’ il dott. Morocutti a pronunciarsi quale membro del Cicap e non la scienza! Allora invito a chi scrive ad essere più preciso. Il problema di fondo è che né il Cicap, né il dott. Marco Morocutti sono la scienza. Una goccia d’acqua non è il mare intero! Immaginate un medico, che presentandosi in un convegno per affermare le proprie tesi, proferisce un bel momento: io sono la medicina, ovvero, la medicina dice No, mentre è lui ad affermare il No sull’eventuale causa di una malattia ipotizzata da altri suoi colleghi. Con onestà professionale e metodologia non vi sembra pretestuoso questo modo di porsi? Sarebbe stato più giusto esporre diversamente, forse in questo modo: secondo le mie ricerche sono giunto a queste conclusioni da sottoporre sempre ad ulteriori verifiche. Non
è accaduto così nell’intestazione sopraindicata? Ecco perché quel
titolo mi sembra la chiave di una visione onnipotente della conoscenza. Io
sono, personalmente, contro ogni forma di tracotanza della ragione, in
opposizione a qualsiasi esasperato razionalismo; ancora sento l’odore del
fuoco, il tanfo nefasto dei roghi della Santa inquisizione, l’urlo
disperato di Giordano Bruno, ne vedo, oggi, la reincarnazione in alcuni
scettici del presente. Personalmente non condivido nessun monopolio culturale da
parte di qualsiasi associazione che vuole prevaricare a tutti i costi il suo
presunto sapere. Chi pratica la metafonia deve sapere, che pende sulla sua
pelle una penale morale da parte di una nuova santa inquisizione, solo chi
accetta il martirio psicologico può andare avanti.
Chi è accusato per un reato ha sempre una difesa, può, nel caso di
un’eventuale condanna appellarsi, inseguito, ad un altro processo. Per la
metafonia non è cosi, nessuno dei metafonisti può appellarsi alle
decisioni del Cicap, una sottile ironia, pungente di questi operatori
investe chi tenta, vanamente, di affermare le ragioni delle sue
sperimentazioni. Secondo il Cicap chi pratica la metafonia, se vuole essere
credibile, deve, in modo inequivocabile, sottoporsi al suo controllo. Allora
mi chiedo: perché presentarsi solo alle supervisioni del Cicap e non ad
altre eventuali associazioni di verifica? Se queste associazioni ancora non esistono, perché temono tanto il Cicap,
facciamoli nascere, e ora di finirla con la caccia alle streghe! A mio
modesto avviso potrebbero essere anche più obiettive, perché
indagherebbero senza pregiudizi! Perché,
esclusivamente, il Cicap possiede il monopolio sul paranormale? Dove sono
gli avvocati difensori, la corte d’appello e la Cassazione dei
metafonisti? Non esistono… Allora ci troviamo dinnanzi ad un monopolio
culturale, manca una concorrenza di controllo scientifico.
Inoltre, da quanto affermano i ricercatori del Cicap, sembrerebbe che
essi si considerano la scienza in assoluto, mi sembra di entrare in antiche
cattedre di teologia del passato. Uso a tal proposito una frase biblica,
poiché il Cicap tendenzialmente si one alla stessa maniera del vecchio dio
giudaico quello con la barba bianca: “ non avrai altra scienza fuori di
me”! E se qualche fisico, o medico, o ricercatore afferma il contrario
di quanto quella associazione sostiene, subito gli si appiccica la cornice
di visionario, d’illuso.
Il Cicap è quella parte della vecchia scienza giustizialista;
ritengo il suo modo di promulgare cultura un pericolo per la democrazia del
sapere, un oscurantismo della ragione d’essere. Quando qualsiasi potere si
camuffa in sapere, bisogna essere molto vigili e non permettere che quel
potere oscuri le menti, è necessario combattere sino infondo per il diritto
di un sapere dialettico, contro ogni presunzione della ragione impudente,
per la profilassi dell’obiettività; occorre opporsi, in maniera ferma e
decisa, alla stessa maniera di come si lotta l’irrazionalità di certe
sette mistiche, i riti delle fattucchiere, i maghi, i prestigiatori
imbroglioni. Non
possiamo relegare al Cicap il responso massimo sulla veridicità dei
fenomeni metafonici, senza che ci siano altri centri di controllo
alternativi. Se
c’è una cosa da fare, è quella di migliorare la qualità della ricezione
delle voci, per renderle più chiare, meno interpretabili, in maniera che
ciascun ricercatore potrà dopo anni di verifiche oneste rendersi conto
della esistenza o non esistenza della dimensione metafonica..
Riferendomi al Cicap e soprattutto al dott. Morocutti, voglio dire
che Ricercare non significa supporre a priori che un fenomeno non esista
prima di averlo verificato con la dovuta serietà e con il dovuto tempo,
questa forma pregiudiziale non permette al ricercatore d’essere equanime,
senza stereotipo alcuno. Ritengo proporre a tutti gli studiosi e
investigatori nel campo del paranormale la nascita di una nuova
associazione, che indaghi i fenomeni con la massima obiettività, che si
ponga come un’agenzia di controllo e di verifica senza preclusioni di
fondo.
Per
quanto riguarda la metafonia, Morocutti afferma.
Cito le sue parole:
“Bisogna avere competenza in elettronica e in tecnica del suono. Per
quanto concerne il primo aspetto, si tratta della mia specifica professione.
Sono poi un appassionato e un esperto di tecnica audio”. Posso
convenire con lui in questa sua asserzione, ritengo giusto quello che dice,
ma cosa manca nella sua metodologia d’indagine? Egli definisce illusoria
la metafonia solo per il fatto di aver verificato di persona in diverse
situazioni la provenienza di rumori e messaggi radiofonici mal interpretati
da chi vuol sentire quello che, in effetti, non esiste: il rumore di una
sedia per una parola, un messaggio navale in codice o radioamatoriale o
radiofonico per una voce dell’aldilà.
In che modo Morocutti
conduce l’indagine? Cito nuovamente le sue
parole ritrovate in un’intervista su Internet: “Sì. Da un lato, ho
fatto test circa l'interpretazione delle frasi intercettate. Gruppi di
controllo che non conoscevano il testo scritto della frase intercettata non
erano in grado di interpretarla. Dopo avere visionato una plausibile
interpretazione scritta, però, questa s’imponeva fino a determinare una
percezione precisa. E' l'effetto della somiglianza con il già sentito o il
già saputo. Fondamentalmente si tratta di sintomi indefiniti che vengono
chiusi in un'interpretazione quando questa è già presente” Voglio
precisare, da quanto si può intendere dalla sua lettura, che
il gruppo di controllo è stato formato da un insieme di persone
comuni che non hanno fatto alcuna esperienza sulla rilevazione percettiva
delle voci. Mi domando, come può
competere questo gruppo di controllo con chi ha reso fine, capillare il
proprio udito dopo anni d’ascolto, affinando il proprio senso acustico per
discriminare le caratteristiche di quelle voci, differenziandole da un
fruscio di fondo, che tende a coprile e saturarle? Consideriamo
un gruppo di controllo costituito da persone,
non musiciste, che vengono invitate dallo sperimentatore ( per es,
dal dott. Morocutti che dice di
essere tra l’altro “un
appassionato e un esperto di tecnica audio”) all’ascolto di una
Sinfonia, o di una fuga di Bach. Dott.
Morocutti le chiedo, quante parti apprezzabili e considerevoli di quella
musica resterebbero oscure e non
percepite dal suo ipotetico gruppo? Indubbiamente,
gli elementi più importanti: trasformazioni armoniche con modulazioni e
cambi di modo, contrappunti di voci sovrapposte, sfumature timbriche,
richiami formali. Se dovessimo utilizzare in musica questa sua metodologia
per un verdetto ( come lei ha fatto per la metafonia)
sulla validità di una sinfonia o di una fuga, questo suo criterio,
di certo, inficerebbe tutta la musica classica, sicuramente,la musica
leggera avrebbe la meglio. Cosa avrebbe ottenuto dalla sua ricerca? Un
plauso dai suoi colleghi del Cicap, ma una profonda disapprovazione dai
compositori, dai semiologi della musica, dagli psicologi, che certamente in
questo campo sono più competenti di lei, perché lei
avrebbe bestemmiato sulla musica, falsando la realtà dei fatti, per
giungere a conclusioni rovinose. Non
credete che questo modo di procedere sia un limite che vizi ideologicamente
l’indagine? Morocutti alla fine dell’esperimento riesce sempre a trovare
quello che voleva sapere o
che gli serviva già dall’inizio, prima ancora di eseguire il test
di controllo, per invalidare la metafonia. Lei non ha tenuto conto dei
processi di filtro e di selezione percettiva, (processi ormai saputi e
risaputi dalla psicologia), ha isolato le variabili a suo piacimento
emettendo un sacro verdetto inoppugnabile. L’uso inadatto di metodologie
sperimentali, usate in maniera inappropriata, senza vagliare le variabili
dipendenti ed indipendenti più rilevanti, che si presentano di volta in
volta in una situazione sperimentale, può apportare grossolani errori
interpretativi, come è successo spesso in diverse statistiche sociologiche.
“ Riprendo la metodologia d’indagine di Morocutti -
ecco nuovamente le sue parole: Oltre ai gruppi di controllo, ho
effettuato test con radioamatori. L'universo delle comunicazioni in onde
corte è enorme e complessissimo: si trasmettono materiali di ogni genere, a
volte da migliaia di chilometri dall'apparecchio che li intercetta. Il
parere dei radioamatori è stato unanime: le cosiddette "voci dei
morti" sono tracce audio di comunicazione radioamatoriale, intercettate
con strumenti non adatti alla ricezione (SFB). E questo viene confermato
anche dalla più prestigiosa metafonista italiana, Gabriella Alvisi... “
Mi sembra di
assistere ad un altro aspetto parziale d’indagine, anche s ‘è corretto
nell’esposizione divulgativa. E’ vero che l’etere sia pervaso da onde corte, così molti metafonisti cadono in questa trappola
illusoria, quando interpretano voci non definite, in maniera univoca secondo
le loro aspettative. Se la maggior parte dei segnali che si captano sono
rumori, o trasmissioni radiofoniche o radioamatoriali o messaggi di navi da
decriptare, ciò non significa che tutti i metafonisti commettano questi
grossolani errori. Mi domando, si ascolta da una radio, esclusivamente, la
ricezione di messaggi
radiofonici? Morocutti direbbe
di si. Dove sta scritta questa sua verità ultima, forse la mia mente va più
in là del contingente, va nei sentieri del possibile, sempre nei limiti
d’ipotesi, tuttavia da verificare. Non può accadere qualcosa di
inspiegato, d’insolito in ciò che si ascolta? Molti studiosi metafonici
hanno ottenuti frasi con dati alla mano dai risvolti sorprendenti, che non
potevano essere di natura radiofonica ( per i loro contenuti) e che tuttavia
si erano impresse, incredibilmente, nel nastro magnetico di un registratore.
Sono questi i dati da sottoporre ad un controllo serio e non il resto. Il
resto è risaputo, è banale, giova solo a
riempire un articolo di giornale, ma non è utile alla ricerca, serve
al pensiero dicotomico, che vuole smentire a tutti i costi, ciò che non
riesce a catalogare nei propri schemi congitivi.
Un tempo
Einstein commise un grave errore nei confronti di Heisenberg, dopo che lui
stesso gli aveva delucidato la
sua versione dei fatti sulla fisica quantistica. Einstein gli rispose: “ciò nonostante è un non senso”. Ma la
storia dimostrò alla fine che Heisemberg aveva ragione. Se una mente
straordinaria come quella di Einstein aveva sbagliato in quella circostanza,
perché a lei ed al Cicap
non è concessa nessuna possibilità d’errore? Comprendo che Moorcutti da
come si esprime esclude questa possibilità,
in questo caso di presunta infallibilità, ha tratto poco dagli
insegnamenti della storia del pensiero scientifico.
Sicuramente l’apparecchio radiofonico è progettato per ricevere
alcune bande e non altre, ma nessuno può escludere qualcosa di poco chiaro
che s’insinua inaspettatamente in alcuni momenti e non in altri, magari
poco ripetibili.
Morocutti parte da
una premessa scontata, non è possibile!!! Non ricerca con la mentalità di
chi vuol sapere, capire, ma di chi vuol soltanto smentire.
Ha trovato qualcosa da sconfessare in alcuni metafonisti ingenui,
travagliati dal dolore e generalizza quei risultati a tutti i possibili
contatti metaforici. Ecco cosa dice a tal proposito:
“Il parere dei radioamatori è stato unanime: le
cosiddette "voci dei morti" sono tracce audio di comunicazione
radioamatoriale, intercettate con strumenti non adatti
alla ricezione (SFB)”. Questa sua affermazione sa
di stonatura, sarebbe stato corretto almeno aggiungere alla frase “sono
tracce audio di... in
molti casi sono tracce
di… oppure,
per una maggiore prudenza e
rispetto nei confronti di molti metafonisti responsabili, che conducono da
anni le loro ricerche, delle quali sa ben poco, avrebbe potuto affermare al
posto di quella frase scontata ed imperativa quest’altra:
potrebbero
essere tracce
audio di… E
aggiungerei Molte come
sostitutivo del vocabolo Cosiddette
“molte”
delle "voci
dei morti" ,
piuttosto, che le cosiddette,
( questa ultimo lemma sa
d’offensivo). Mi scusi, ma non è corretto che un ricercatore serio si
appropri di un tale significato
lesivo, usato con grossolana superficialità dai radioamatori.
Inoltre, posso affermare, da quanto si rileva in diversi suoi
articoli, che lei ha
controllato soltanto una minima parte dei casi metafonici, quelli più
discussi o dubbi, generalizzandoli poi
indebitamente a tutto il resto. Sa cosa pensano gli psicologi
cognitivisti di queste indebite generalizzazioni? Li considerano delle
distorsioni cognitive.
Morocutti non può
proferire con una semplicità sconcertante che i risultati dei suoi
esperimenti siano universali, dimentica che qualsiasi asserzione che non può
essere sottoposta ad eventuale confutazione, non può appartenere alla
scienza, perché in tal caso non è nè vera, né falsa, è come la fede.
Forse voi del Cicap siete i sacerdoti di una nuova religione? I signori del Cicap mi sembrano gli integralisti di uno scentismo religioso, piuttosto, che ricercatori,( non entro in merito alle loro professioni, mi rivolgo solo ai loro giudizi sul paranormale) nessun sperimentare nel campo della psicologia e semiologia musicale è giunto ad affermare con disinvoltura e spregiudicatezza che i dati sperimentali ottenuti dai loro screening e approfondimenti siano definitivi o assoluti, come fa, invece, trapelare lei dalla sua ricerca. Ancora nessuno di loro può ben dire con precisione se c’è una semanticità nella musica e in che termini i significanti musicali possono avere dei referenti significativi. Veda questa è l’umiltà di un ricercatore che lo contraddistingue da un chiromante. Le variabili in gioco sono troppo complesse per pervenire ad un risultato ultimo. Si continua sempre a testare gruppi, sulle abilità percettive, con gruppi sperimentali e di controllo, ma senza avere la presunzione di aver trovato alla fine dell’esperimento la pietra filosofale. E’ stato geniale il Dott. Morocutti, molto più bravo di Werner Heisemberg, poiché è riuscito in un tempo relativamente breve a liquidare la metafonia. Se attuassimo il suo modo di procedere avremmo risolto la singolarità del "paradosso del gatto di Schrödinger", avremmo messo al bando il grande fisico americano Eugene Wigner per non parlare del sommo Davied Bohm. Saremmo ben lieti se potessimo trovare, nel campo della psichiatria e in altre scienze sperimentali, ricercatori, come Morocutti ed altri del Cicap, che in un tempo molto breve possano riuscire a formulare dei punti d’arrivo precisi e inequivocabili, proprio dove altri grandi ricercatori hanno fallito. Naturalmente se si vuole liquidare il tutto, la cosa più semplice è comportarsi alla stregua del Cicap. Questi procedimenti con applicazioni arbitrarie grossolane ci riportano alla pregiudiziale visione di partenza del ricercatore Cicap, che sa già cosa deve trovare e cosa non deve cercare. Se una ricezione metafonica indica una voce che afferma qualcosa di verificabile e la voce dialoga con l’operatore e proferisce una data, un nome e un cognome sconosciuto, o un evento preciso e incognito, che poi viene confermato da dati oggettivi concreti, e soprattutto, se queste informazioni ignote e verificate, in seguito, come vere non sono poi così rare, come si pensa o si vorrebbe pensare che fossero, mi sembrerebbe gravemente mediocre voler a tutti i costi ricondurle alla banale concettualizzazione delle coincidenze. Il debole castello del dott. Morocutti e del Cicap si schianterebbe in un boato infernale. Allora invito tutti alla prudenza. Ecco un paradosso: nel tentativo di smascherare una pseudoscienza, il Cicap produce una pseudo indagine, selezionando a piacimento le variabili da considerare valide, manipolano in maniera subdola l’esperimento di controllo e generalizzando i risultati a tutto il conoscibile.
Ritengo, inoltre,
diseducativa la disinformazione del Cicap, perché tende ad utilizzare
situazioni grossolane e truffaldine sapute e risapute che si celano nel
mondo del paranormale, per coniugarle poi
agli studi dei ricercatori seri, che grazie al Cicap devono oggi aver
paura di promulgare i risultati ottenuti, per non essere tacciati come
stregoni e condannati al rogo della nuova santa inquisizione. |