UruriNews


Molise very chip, accateville! L’entusiasmo blesfemo con cui sulla stampa locale si annuncia che il Senato spegne definitivamente le polemiche sulle centrali turbo gas ci fa rabbrividire.La legge Marzano mette a tacere tutti, benché sia stata resa legge un decreto che non doveva essere reiterato. A Venafro si è costituito il "Comitato Valle del Volturno" per iniziativa di un gruppo di persone, di varia estrazione politica e sociale, che da subito hanno mostrato preoccupazione per l"installazione nella Piana di Venafro di due e forse tre centrali a turbogas di grandi dimensioni. "E" stata annunciata sugli organi di stampa - si fa presente in una nota del Comitato - la richiesta di autorizzazione unica al Ministero per le attività produttive, presentata dalle società International Power plc e Ansaldo Energia Spa per la costruzione di una centrale termoelettrica con potenza elettrica 760 MW, alimentata a gas, in area agricola in prossimità della strada provinciale di Bonifica, a circa 3 chilometri dal centro abitato di Venafro". Un altro progetto di una analoga centrale da 800 MW, si afferma nel documento, è stato presentato dalla Merloni Progetto Energia a Pozzilli. Un"altra richiesta è stata formulata dalla Global Energy al Comune di Presenzano. "Si è così avviato - denuncia il Comitato - un procedimento accelerato (grazie al recente Decreto governativo c.d. "sbloccacentrali"), che prevede solo 30 giorni di tempo per presentare osservazioni". "Riteniamo che per progetti di così grandi dimensioni - si afferma nella nota - capaci di determinare un cambiamento radicale del sistema climatico dell’intera vallata, pur tralasciando di considerare gli inquinanti di varia natura che si andranno ad assommare a quelli già esistenti nell’aria, debba essere data adeguata informazione ai cittadini per comprendere: a) quali effetti si produrranno sul clima e sulla vivibilità dell"intera zona, già notoriamente afflitta dall’alto tasso di umidità e da una temperatura sensibilmente superiore a quella di altre zone tipicamente montane del Molise; b) quale sarà l"incremento dell’inquinamento per ossido di azoto, ossido di carbonio, anidride solforosa e polveri fini, che già ora sono a livelli altissimi a causa del traffico intenso e alla presenza di grosse unità produttive; c) quali sono le garanzie e le cautele che sono state proposte dalle ditte interessate e quelle che sono le più opportune per evitare o limitare l"impatto della centrale sull"ambiente e quindi sulle nostre condizioni di vita". Il Comitato, al quale hanno già aderito il Cai Molise, la Coldiretti, la Cgil di Venafro, il Collegio agrotecnici della provincia di Isernia, Italia Nostra, Legambiente Molise, l"Oleificio Cooperativo di Venafro, il Wwf, ritiene che la decisione di accettare l"installazione di queste centrali debba essere ponderata, assunta senza fretta e acquisendo il più largo consenso. "Si è convinti, infatti - prosegue il Comitato - che qualunque decisione debba essere presa dalle comunità locali e solo dopo un giudizio sereno. E" evidente che a tal fine non è sufficiente ascoltare i tecnici dell"Ansaldo né dare maggior credito ai soli vantaggi economici offerti rispetto agli svantaggi in termini di salute, vivibilità, e futuro economico di tutte le attività produttive, e in primo dell’agricoltura e dell’ulivo, che abbiamo voluto come simbolo della vallata, nonché del verosimile crollo del mercato immobiliare". Il Comitato invita i cittadini a sostenere l"iniziativa "con forza e decisione, perché ne va del futuro di tutti". Adesioni e partecipazioni alle iniziative che saranno intraprese nei prossimi giorni possono essere fatte pervenire presso la sede della Coldiretti di Isernia e la sede della Cgil di Venafro anche a mezzo fax ai numeri 0865/403120 e 0865/901581. Nella zona tra Termoli, Ururi, Rotello le centrali previste dovrebbero essere almeno tre, di cui una di grandissima potenza nel nucleo industriale di Termoli ed un’altra tra Ururi e Larino o forse tra Ururi ed il territorio di San Martino. Tutto dipenderà non tanto dalla effettiva utilità delle centrali, che a noi non servono affatto, ma dalla “disponibilità” più o meno ragionata delle Amministrazioni locali. La polemica su una questione che cambierà definitivamente il volto ed il destino socio economico del Molise non ci sembra affatto un pretesto da campagna elettorale. La salute dei molisani ora é davvero in pericolo. Lo era già, grazie a quel bell’insediamento chimico che troneggia su Termoli. Ma che ha dato lavoro, dirà qualcuno. Siamo ufficalmente considerati “pattumiera del mondo”, altro che piani di sviluppo e patti territoriali: quelle centrali sono un reale pericolo. Sconfortante il dato di incremento delle leucemie nella zona costiera. Dalla relazione tecnica presentata dai consiglieri  emerge che tra Termoli, Campomarino e Portocannore vi é un aumento delle morti tra gli scolari delle elementari mai avuto prima in una regione così piccola e di almeno tre casi di linfoma a San Martino in Pensilis tra la popolazione adolescente. Una patologia praticamente sconosciuta nei decenni passati. Molti insegnanti hanno voluto parlare con lui di questo dato raccapricciante, che loro constatano personalmente nelle scuole. Moltissime le giovani donne che hanno avuto esperienze più o meno gravi di patologie tiroidee e che si sono sentite chiedere dallo specialista di Siena, di Milano, di San Giovanni Rotondo: “Lei viene da Termoli?” In una regione in cui non esiste un registro dei tumori e che é praticamente “normale” il pellegrinaggio verso altre regioni per la radioterapia, queste scelte fondamentali incombono su una popolazione indifesa, non solo dal punto di vista psicologico ma soprattutto da un punto di vista strutturale e logistico. Ma l’allarme é considerato “strumentale”! Persino il parroco di uno dei centri molisani, Portocannone, ha stilato un registro delle morti che testimonia in modo raggelante come si sia abbassata l’età della mortalità nell’ultimo quinquennio. Inutile dire quanto sia idiota discutere di vantaggi e di rientri economici: non ci sono vantaggi. C’è soltanto una drammatica debolezza politica che rende i molisani “poco redditizi” in termini elettorali, oltre che economici. E nessuno ha interesse a difendere la salute e la vita di chi vale così poco. Tutto qui. L’analisi dei dati  tecnici elenca una serie di dati assolutamente inconfutabili: mutamenti climatici, uso abnorme di risorse idriche, emissioni inquinanti e via, a più non posso. Una panoramica inquietante ma esauriente dei danni possibili la si può trovare nel sito: http://web.tiscali.it/wwfJesi/Turbogas/A-Turbo.html, tanto per farsi un’idea! E a pochi metri da Termoli, qualcun altro ha pensato bene di scaricare residui radioattivi. Una nota del Comitato verdi Molise cita: “Sorpresa nell’uovo di Pasqua per i molisani: rifiuti nucleari potrebbero essere depositati nella zona tra Campomarino e il confine con la Puglia, la più adatta, secondo gli esperti dell"ENEA (insieme alla costa tirrenica della Maremma), a questo pericoloso onere derivante dalle gravissime responsabilità di chi, negli anni "60 e "70, avviò il programma di costruzione delle centrali nucleari. Sono gli stessi siti prescelti in quegli anni per "ospitare" due centrali nucleari da 2000 Megawatt ciascuna, ma grazie ad un forte movimento popolare, supportato dai movimenti ambientalisti e dal nascente movimento politico dei Verdi, la costruzione delle centrali nucleari fu bloccata, come pure l"intero programma grazie al referendum del 1987.”.. La retorica del “vantaggio” non ha assolutamente alcun valore. La contrattazione é sempre e comunque impari ed il Molise non ha alcuna possibilità concreta di trarre vantaggio, né in termini di sviluppo occupazionale, né in termini di infrastrutture dalla svendita del proprio territorio. Il Molise può vivere solo di turismo, agricoltura e terziario. Ma la questione vera é che il famoso prezzo del progresso i molisani lo hanno già ampiamente pagato: abbiamo la più alta concentrazione di centrali elettriche d’Europa. Potremmo essere potenti e ricchi come i tedeschi, come gli Stati Uniti, Termoli come Dallas! E invece siamo poveri, disoccupati e potenzialmente ammalati di cancro in massa. Perché? Il contributo più serio, per le ragioni che dirò, credo lo abbiano dato, loro malgrado, i sindaci del Basso Molise. Hanno gestito come hanno potuto l’incombenza del rischio inquinamento e la necessità di creare occupazione. Ed hanno cercato di compiere scelte che consentissero ai propri cittadini di avere un “giusto prezzo” in cambio della “colonizzazione del territorio”. In cambio della puzza dello zuccherificio hanno ottenuto occupazione, in cambio del “mostro chimico termolese a due metri da casa hanno ottenuto la possibilità di gestire qualche fondo in più per rimpinguare le casse del comune. E allora un sindaco che deve fare? Abbellisce il corso principale con le panchine nuove, i marciapiedi, i giardinetti. Ma ora le panchine non rendono più giustizia alle malattie, alle leucemie, a forme di tumori mai sviluppatesi in questa zona prima d’ora. E non si può dare ad un Sindaco la responsabilità di arginare questa invasione legale ma deleteria. La contrattazione non può avvenire in termini di scambi economici e di vantaggi localistici. La questione va affrontata su un piano politico, morale: un esempio sgradevole, ma che può rendere l’idea é quello di paragonare il territorio alla propria figlia. Se qualcuno, per una qualche ragione, anche nobile, ci proponesse di “acquistarla” ad un prezzo più che vantaggioso, decideremmo soltanto sulla base del prezzo e del vantaggio? O si può dire, e si deve dire, anche no, indipendentemente dalla posta in gioco?