Chiesa
di Santa Maria
delle Grazie.
Le
prime notizie
relative alla
chiesa di
Santa Maria
delle Grazie
si trovano
in un manifesto
del
1731,
dove è
riportata la data di
Consacrazione.
La data
di inizio
dei lavori,1717,
è riportata
nell'inventario,
fatto dall'arciprete
Don Costantino
Negro, nel
luglio del
1731.
In
merito scrive
lo storico
Monsignor Tria:
"……
è di nuova
struttura,
fabbricata sopra
all'antico
sito, principiata
al tempo del
lodato Mons. Pianetti, il
quale dei
frutti della
sua Mensa
nel suo testamento
fece un legato
di ducati
400 a suo
favore, e
con questo
e altro denaro
pubblico e
stata terminata
a nostro tempo.Ella
e formata
da una nave
d'ordine toscano
ma ben capace
a riguardo
della popolazione
(10/09/1730).
Oltre all'altare
maggiore tiene
fuori del
presbiterio altri
altari, e
sono :uno
sotto il titolo
della Beata
Vergine del Carmine;
e l'altro,
sotto il titolo
del Ss.
Rosario, e
tutti sono
terminati di
tutto punto
di marmo…… e
lavorati dal
diligente scultore
napoletano Lorenzo
Troccoli;
e nel piedistallo
dell’Altare Maggiore vi sono
le armi gentilissimi
del vescovo,
e finalmente
consacrata,
fu ordinata
una lapide
in latina.
Nè vi manca
il Coro,
che sta situato
dietro l’Altare Maggiore,
capace di
ben 20 ecclesiastici.
Da un lato
tiene la porta
che introduce
per il Campanile,
antico e ben
formato, e
per l'altro
lato alla
porta che
introduce in
una comoda
Sacrestia che
sta ben guardò
Mita con banconi
e provvista
completamente di
sacri arredi,
e sotto il
Campanile il
Cimitero,
formato tenore
delle lodevoli
Costituzioni di
questa provincia
ecclesiastica di
Benevento.
La
chiesa si
mantiene colla
sua porzione
delle decine
e altre rendite,
e in sussidio
la Comunità
contribuisce:
questa e tenuta
anche a soddisfare
la procura
azione e altro
che occorre
in occasione
di santa Visita
che fatto
il Vescovo
ogni anno,
come nelle
altre comunità
e Chiese Arcipretali
degli albanesi.
Oltre al proprio
Arciprete,
viene la medesima
Chiesa servita
da altri due
sacerdoti del
paese, e
scarseggia di
E ecclesiastici
per mancanza
di rendite
ecclesiastiche "
Sempre nell'inventario
della Chiesa
Madre, nel
luglio 1731,
conforme originale
in fotocopia,
si legge:
"
In detta chiesa
adunque sono
tre altari,
e tutti e
tre di marmo,
cioè uno
Maggiore,
e due minori.
Il Maggiore
sta nel Presbiterio propriamente sotto
l'arco maggiore,
dirimpetto alla
porta maggiore;
dietro di
questo Altare
vi è il Coro,
e vi è un
quadro, e
in detto quadro
vi è nel
mezzo dipinta
la figura
di S.
Maria delle
Grazie; nella
mano destra
la figura
di S.
Michele Arcangelo,
nel lato sinistro
l'immagine
di fa S. Giovanni Battista;
e in detto
Altare vi è
il Tabernacolo
di detta chiesa,
di marmo,
foderato al
di dentro
di ramo
cipro ma protetta
di rame
indorato a fuoco
con la figura
del Salvatore
di netto rilievo.
In
cornu Evangelii in mezzo
di detta nave
di è uno
degli Altari
minori intitolato
al Carmine
senza quadro
per non essere
fatto ancora;
fatto detto
Altare -
per sua devozione
– dal Sig.
Tomaso Frate
di questa
terra a sue
proprie spese;
e nel lato
destro in
cornu Epistole vi è un
altro Altare intitolato
" Altare
del Rosario
" fatto
a sue spese
e per sua
devozione,
da Nicolò
Nigro di questa
terra. Altari
diconsi 3 (
tre ) ".
Nel 1900
viene restaurata la
facciata e
gli archivi
dei portatili.
In seguito,
guerre, frane
e scosse di
terremoto indeboliscono
la struttura.Il
24/08/1948 la chiesa
fu dichiarata
inagibile e
chiusa al
culto.
Seguirono:
1952
: demolizione
e ricostruzione
del muro retrostante,
a nord della
chiesa; rinforzi
al Campanile
e
costruzione di
una Cuspide
con l'orologio
pubblico e
altri lavori
di restauro;
1962
: intervento
della Regione
Molise, assessorato
LL.PP.,per demolizione delle
parti lese
dal terremoto
del 12/08/1962;
1979
: intervento della
Regione Molise
per lavori
di demolizione
di parti del
Campanile pericolante
e nocivo per
la pubblica incolumità;
i lavori sono
stati eseguiti
ai sensi della
legge n.292;
1982/1985/1990
: sempre
ai sensi della
legge n.262,
sono stati
eseguiti lavori
di restauro
della facciata
centrale,
tutta la copertura
dell'intera
chiesa, il
consolidamento delle
murature interne,
la demolizione
e il rifacimento
degli intonaci
interni;
1997
: la Regione
Molise interviene
ancora per
consolidamento delle
colonne, trovate
senza fondamenta
solide, e
l'assetto
dell'intera chiesa.
In ultimo,
la Signorina
De Rosa Teresina di Ururi interviene,
a sue spese,
per tutti
gli altri lavori
necessari perché
il sacro edificio
sia completato
e reso
officiabile nella Pasqua
1998.
La
nuova Chiesa
Parrocchiale -
Via Trinità.
Poiché
la Chiesa
di S.
Maria delle
Grazie era
stata chiusa
al culto il
24/08/1948,
da parte
dell'amministrazione
del culto
divino, viene
lanciata l'idea
di erigere
in Ururi una
nuova chiesa,
là dove esisteva
la chiesina
della Trinità,
dedicata a S. Maria
Ss. del Rosario.
Infatti
il 4 agosto
1946 si riunisce
presso l'asilo
infantile "
Ada Licursi "
un comitato
composto da
30 persone,
tra i benpensanti
e buoni fedeli
della parrocchia.
A questo comitato
il giovane
Parroco don Nicolino Fratangelo espone
l'idea, un
po' ardita
a quei tempi
dopo la guerra,
e tutti,
entusiasti che
l' unanimemente
un'immediata
questua in
paese e un appello alle Autorità competenti della Provincia
e del Governo.
Contemporaneamente sono
state rese
edotte le competenti
Autorità diocesane,
le quali lodando
la grande
iniziativa,dietro
il loro benestare.
Il Vescovo
Mons. Bernacchia, da
persona lungimirante
ha colto in balzo
la brillante
idea, e
l'ha fatta
Sua, dando
il massimo
appoggio.
Di sua iniziativa
ha indicato
il progettista
nella persona
del dott.ing. Ugo Sciarretta,
nativo di
Termoli, residente
a Roma.
La nuova chiesa
nasce in zona
centrale,
di stile 900
moderato,
a tre navate,
bene arredata
e munita di
aerotermi a termosifone, con
sala per le
organizzazioni cattoliche
e da molti
anni sede
del centro
sociale diurno
per anziani.
Si estende
per una superficie
di 32 x 16
metri, decorata
nell’abside da tre
vetrate artistiche.
Sul piano
superiore è
l'ufficio
parrocchiale,
con altri
locali ammessi
per l’apostolato.
Di fronte:
una graziosa
villetta e
luci danno
un senso mistico
al nuovo tempio.
Al pomeriggio
del 4 ottobre
1957 tutta
Ururi accoglieva il
Vescovo Oddo Bernacchia
per la
posa della
prima pietra,
e, il 2
maggio1950, dopo
tre anni di
lavori in
situazioni difficili,
il nuovo tempio
veniva benedetto
dal medesimo
Vescovo, accolto
con gioia
dalla comunità
e da molte
autorità civili,
ecclesiastiche e
militari.
L'adesione
del popolo
è stata completa
con preghiera
di ringraziamento
alla Madonna
del Rosario
Subito la
nuova chiesa
parrocchiale è
entrata in
funzione per
lo svolgimento
della vita
religiosa.
In antecedenza
le Ss. Messe e le
funzioni si
svolgevano in
piazza Municipio,
all'aperto,
oppure in
una sala ex
sede Coltivatori
diretti, quando
il tempo era
inclemente.
Alla nuova
chiesa mancava
il campanile
con le campane.
I fedeli
erano stanchi
infatti di
sentire il
suono di un
disco per il
segnale delle
Ss. Messe e altre
funzioni liturgiche.
In merito
i coniugi
Nicola Savino e Marietta Plescia,
a loro spese,
hanno provveduto alla
costruzione della
torre campionaria.
I cittadini
tutti sono
rimasti grati,
e seguendo il
loro esempio
hanno contribuito
all'installazione
delle campane
e un orologio
programmatore festivo
e giornaliero.
L'acquisto
è stato fatto
presso la
ditta Marinelli
di Agnone.
Altre
chiese in Ururi.
Fuori dell'abitato di Ururi vi
erano altre due chiese.
Una,
lontana pochi passi
dal paese, sotto il titolo
della Ss.Trinità. Questa Chiesa
è stata costruita intorno al 1640 per
iniziativa e
a totale spesa
della comunità
di Ururi;
venne poi
demolita nel
1732 per
essere ricostruita
dalle fondamenta,
in forma migliore
e più ampia.
Aveva
l’Altare Maggiore,
due Altari
laterali e
il suo Campanile.
Un altare
laterale era
sotto il titolo
di S.
Pasquale Baylon,
a spese della
pia Donna
Domenica Musacchio;
e l'altro
altare era
intitolato alla
Beata Vergine
Incoronata,
fatto a spese
di Francesco
Frate. Molti
sono stati
i Sacerdoti
di questa
Chiesa. Degna
di memoria
è la figura
di Don Nicola
Frate, ministro
di Dio,
umile, dedito
alla preghiera
e al raccoglimento
religioso.
L'altra Chiesa,
sotto il titolo
di S.Cristina,
era chiamata la
chiesa di
S. Venera.
Era lontana
dal paese,
verso la periferia
che conduce
a Chieuti;
chiesa asimmetrica,
piccola, ad
una sola navata,
quasi sotterranea
e in rovina;
si celebrava
la festa annuale
il 30 di
aprile.
Afferma l'amico
Libertucci:
"
Quando questa
Chiesa sia
stata costruita
non è stato
possibile appurare;
comunque era
molto importante
e frequentata.
Tra le altre
chiese della
diocesi è
stata designata da
Mons. Tria, come
chiesa da
visitarsi per
acquistare le
indulgenze del
Giubileo Straordinario
indetto da
Papa Clemente
XII ( Ubi primum 9.09.1730),
e in forma
ufficiale,
in data 29
maggio 1731,
inviò una
lettera ai
Parroci di
Ururi, S.
Martino in Pensilis,Portocannone
e Campomarino invitando le
rispettive comunità
visitare la
chiesa di
S. Venera
per l'acquisto
delle indulgenze.
Il Vescovo
aveva molta
stima di questa
chiesa; nella
visita pastorale
del 1734 l'ha
chiamata < Antica
> né vi
era una lapide
che ricordasse
la sua edificazione,
né alcun
documento che
dicesse il
suo crollo
col suo definitivo
abbandono ".
Chiese
esistenti in
Ururi al tempo
di Mons. Tria.
Casale
di Ururi:
Chiesa Matrice
sotto il titolo
di S Maria
delle Grazie,
nuova.
Chiesa nuova
sotto il titolo
della Ss.
Trinità
Chiesa di
S.Venera
Chiese
distrutte:
- Chiesa di
S.Benedetto,
di Casalpiano
- Chiesa di
S.Onofrio,
posta nei
Pontoni, Difesa,
e circuito.
- Chiesa di
S. Nicola,
Vescovo di
Mira, occupata
dai possessori
di Loritello con
grande
vastità di
territori.
-
Chiesa di S.Basilio,
occupata dai
possessori di
Loritello con grande
vastità di
territori.
Ururi aveva ancora altre due
chiese, al confine del territorio verso S.Martino in
Pensilis: una dedicata
S.Maria e
l'altra a
S.Benedetto, chiamata
volgarmente S.Venditto (parola
corrotta per
S. Benedetto),
cui era annesso
anche il Convento
benedettino.
Di
queste due
chiese, diceva
Mons. Tria, non
restano vestigie.
La
Comunità e il suo patrono: SS.
Legno della Croce.
Ururi
vanta il possesso di una insigne reliquia, che contiene un
pezzettino del Legno della Croce di Gesù.
Resti
della Legno della Croce furono rinvenuti a Gerusalemme da
S.Elena che, spinta dal grande amore
verso il Redetentore, nel 326 intraprese un pellegrinaggio
in Palestina per visitare i luoghi
santi, e in quella circostanza
fece eseguire lavori di scavo sul Golgota per purificare
quel luogo dagli edifici pagani
fatti costruire dai
romani. Quale immensa
gioia quando ritrovò la Croce, su
cui fu inchiodato Gesù, insieme
ad altri strumenti della Passione. Si compì un miracolo per
individuare, fra tanti resti di croci, la vera croce di
Gesù. Questa fu riconosciuta
perché il cadavere di un uomo posto a giacere su di
essa ritornò miracolosamente in
vita. Un'altra versione invece narra
che fu una donna inferma a
ritrovare la salute a contatto con
il sacro legno.
Portati
a Roma quei sacri strumenti della Passione, Elena promosse
la costruzione della Basilica di S.Croce di Gerusalemme,
nella città santa, nei pressi del Laterano. La devozione
alla Croce si diffuse rapidamente in
tutto il mondo. Anche nella diocesi
di Larino il culto alla Croce si è manifestato con amore
dei fedeli verso il Santo Legno.
In
un documento dell’Archivio storico comunale di Larino si
rileva che la chiesa appartenente al monastero, prima
del1535 (anno in cui fu presa in
possesso dai frati)
era dedicato alla Santo Legno della Croce. Dice testualmente
il documento "….
edificato il
convento nel 1535 sopra di
una antica cappella del Santo Legno della Croce,
che già ivi esisteva ".Era l'emblema della
croce:T.S.C cioè Templum Sanctae Crucis. Tale
denominazione mutò con quella attuale di Madonna della
Croce, probabilmente con l'arrivo dei Cappuccini in Larino,
per la presenza di una preziosa
tela raffigurante l’Addolorata con Cristo appena
deposto dalla Croce. Lo storico Mons.
Tria, nelle sue Memorie afferma che il tempio
in questione, prima del 1535, era di pertinenza del
Capitolo Cattedrale di Larino, e riferisce l'antica usanza
di portarsi colà processionalmente
ogni 3 del mese di maggio.
Anche a Ururi, da tempo in memorabile, si svolgeva
la processione del Santo Legno
della Croce il 3 maggio. Esistevano probabilmente legami tra le manifestazioni religiose del 3 maggio di Larino
e Ururi. Da non dimenticare che in quei tempi Ururi era un
tutt'uno con il contesto sociale e religioso della città
di Larino.
Questa comune devoluzione alla Croce è ancora messe
in evidenza dal gesto di Mons. Tria, il quale da Roma ha
fatto pervenire alla Cattedrale un suo reliquario con il
Legno della Croce. È opinione diffusa in Ururi, per
tradizione orale da padre in figlio, che la nostra Reliquia
del Ss. Legno, sia stata offerta alla famiglia Giammiro da
un monaco, ospite dei Giammiro in un corso di
predicazione quaresimale ai fedeli di questa Parrocchia.
La famiglia Giammiro, quando il tempo cattivo
minacciava forti temporali e danni alle campagne, esponeva
la reliquia della Croce, invitava i fedeli pregare e tutti
oranti poi raggiungevano il vicino Calvario mentre il
sacerdote inpartiva la benedizione
con la Croce. Questa - si racconta - in un tetro pomeriggio
di giugno quando era imminente il raccolto, fu depositata per terra tra abbondante pioggia
mista a grandine e tutti invocavano il miracolo per la
difesa dei prodotti
agricoli. Che gioia! Quando
una sfera di sole pallido si intravide all'orizzonte,
la tempesta cessò e tutti
ringraziarono la
Croce di Gesù. È stata quella
probabilmente l'occasione in cui
i Giammiro donarono alla
Chiesa la sacra Reliquia e vi eressero un altare
in suo onore. Era l'inizio della seconda metà
del1700.
Infatti, nella
visita pastorale seguita
dal Vescovo diocesano Mons.Carlo de Ambrosio,
il 30 aprile
1794, tra le tante cose visitate
in chiesa sono indicate anche sacras
reliquia et ladavit, cioè il Vescovo
visitò le sacre reliquie,
e certamente anche la
reliquia della Croce, e l'altare
di Don Angelo Giammiro, di cui prescrisse
che si pulissero frasche e
candellieri d’ottone.
La donazioni della Reliquia
del Ss.Legno della Croce, certamente
fece ripristinare la preesistente
celebrazione del
3 maggio. La Croce divenne il
Patrono di Ururi e diede l'inizio
della Corsa dei carri, trainati dai buoi,
ad imitazione
della corsa
padronale dei
paesi viciniori.
Consultando l’Archivio Vescovile
di Larino,
ho rinvenuto
due documenti
che si riferiscono
al Legno della
Croce:
1)
Visita pastorale di
Mons. Vincenzo
La Rocca: 15
ottobre 1829
2)
Stato della Chiesa
di Ururi:
anno 1861. Tra
gli altari della
Chiesa c'è
l’Altare Maggiore del
S.Legno della Croce,
e, tra le
feste quella
dell’Invenzione della
Croce, cioè
3 maggio.
Rito
Greco – Albanese in Ururi (1595/1696).
La popolazione in Ururi era completamente albanese
nel 1595. Gli abitanti erano n.
360 e il rito professato
era il rito bizantino. Gli albanesi praticanti
questo rito venivano identificati e definiti
greci sempre di fede cattolica, riconosciuti dagli
stessi Pontefici Romani.
Per molto tempo fu tollerata la giurisdizione dei
Vescovi Orientali sulle comunità di rito greco,
ma in seguito, con il Breve Romanus Pontifex di
Pio IV viene disposta la sospensione e l'abrogazione di
tutte le esenzioni o privilegi Pontifici, concessi in
precedenza. Veniva quindi disposta la totale sottomissione
dei cristiani di rito greco agli Ordinari Latini.
Anno
1995.
Ogni tentativo di voler parlare di questo rito in
Ururi diventa impresa ardua, perché si è costretti a
camminare nel buio assoluto, data la mancanza di documenti.
Qualcosa di sicuro si ha dai Sinodi Diocesani e dai
documenti delle visite pastorali dei Vescovi di Larino.
Questa carenza di documenti relativi al Rito Greco forse è
dovuta al fatto che nelle comunità di rito bizantino non
esisteva l'abitudine di trascrivere i Registri
Parrocchiali.
L'osservanza
di questo rito in Ururi durò 100 anni (1595/1696). Da quel
periodo storico ha origine il termine ancora in uso in
paese: " Vumi Curor " per indicare la
cerimonia delle nozze.
Nel muro della Scuola Materna, prospiciente via
Provinciale, l'artista Antonio Di Prisco, ha dipinto un
" murales " che ricorda ad ogni passante la
cerimonia delle nozze in rito greco: un Pope pone sul capo
della sposa una
corona.
Anno
1637.
Nei sinodi diocesani non risultano presenti
gli Arcipreti di di rito greco, forse perché non venivano
invitati. Solo nel sinodo di Mons. Caracci, tenutosi a
Larino nel 1637, erano presenti gli Arcipreti di rito greco
dei Casali di Uururi,Portocannone,Chieuti,Civitella e
S.Croce di Magliano.
Non correva buon sangue tra i preti Latini e quelli
di rito greco perché questi ultimi dovevano apparire un
pò strani: prendevano moglie e si dedicavano a tutte le
attività manuali come comuni cittadini; i loro Chierici
rifiutavano di essere ordinati dai vescovi
Latini e pretendevano
l'ordinazione sacra dei vescovi greci di Bisanzio o di
Venezia.
Il dissenso durò molto tempo, anche dopo
l'abolizione del rito. I preti dei due riti non davano
buona testimonianza. Il rilassamento delle pratiche
religiose preoccupava la curia vescovile di Larino a tal
punto da inviare sul posto
missionari e per istruire il popolo sulle verità del
Vangelo e risvegliare l'amore alla religione. E malgrado
molte difficoltà, la comunità riuscì a recuperare la sua
fede ed essere popolo cristiano conservando il filo d'oro
della fede e della speranza
cristiana. Ma il Vescovo di Larino era decisa a sopprimere
il rito greco e attendeva l'occasione ufficiale per
giungere a questo difficile e
delicato traguardo.
Soppressione
del rito
greco a Ururi.
Il compito di sopprimere il
rito greco in Ururi toccò ad un
ecclesiastico austero e rigoroso,
molto influente nella Chiesa
e nella società civile
del tempo: si chiamava Mons.
Giuseppe Catalani.
Nato a Catanzaro il 24
agosto 1642, laureato in "
utroque iure " alla Sapienza di Roma,
Vicario Generale
prima a Rossano Calabro e
poi a Manfredonia;
quindi eletto
Vescovo di
Larino il 1° aprile1686.
Si sa
di preciso
che Mons.Catalani partecipò
nella sua
qualità di
Vescovo di
Larino al Sinodo
Provinciale,
tenutosi a
Benevento nel
1696. In quel
Sinodo si
discusse ampiamente
del rito bizantino
o greco esistente
in alcune
parrocchie della
diocesi di
Larino. Il
Vescovo Mons. Catalani riferì
dei disordini
e della confusione
in cui versavano
le Parrocchie
e sostenne
talmente bene
la sua causa
che il Sinodo
unanimamente
decise la
soppressione del
rito greco.
Il Vescovo,
tornato in
diocesi, attuò
immediatamente le
decisioni del
Concilio di
Benevento e
con fermezza
la soppressione
è avvenuta
a Ururi e
in qualche
altro paese.
Lasciò in
vita solo la
Parrocchia di
S.Giorgio Martire,in
Chieuti, permettendo
così agli
Albanesi della
diocesi almeno
una parrocchia
di rito greco
onde far convergere
i più ostinati
e i cuori
più attaccati
a quel rito.
Si riporta quì la descrizione
che ha fatto
lo storico
Tria nelle sue
" Memorie
":
……
" fece togliere
a Ururi l'immagine
greca, e
l'ha sostituita
con l'immagine
di S.
Maria delle
Grazie.
Ebbe così
inizio l'osservanza
del rito cattolico
romano ".
Del rito
greco albanese
non è rimasta
alcuna traccia
né scritta né orale. Si sa solo
che gli albanesi
latinizzarono lentamente,
ritenendo come
retaggio avito il
solo linguaggio
che ancora
oggi si parla
con spontaneità
e sentimento.
Commenta Italo
C. Fortino:
"
per 500 anni
gli italo-albanesi
sono rimasti in
uno stato di
analfabetismo linguistico
, perché
hanno parlato
e parlano
una lingua
che non sanno
scrivere ".
La gente
è stata sempre
gelosa del
suo linguaggio.
Lo porta in
ogni circostanza,
in casa e
fuori, anche
in presenza
di persone
che ignorano
l'albanese,
e, spesso,
rischia di fare
una magra
figura in
ambienti
pubblici o
casuali incontri
nella società.
Questa consuetudine
va man mano
scomparendo ,
e non e
possibile che
duri nell'immediato
futuro, a
meno che non
venga istituito
l'insegnamento
nelle scuole
a favore delle
minoranze linguistiche
esistenti in
Italia.